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domenica 2 aprile 2017

Il Ministro Madia e la tesi di dottorato

Ancora una volta il Ministro Madia fa parlare di sè.

Questa volta per motivi un po' più gravi di un gelato leccato in modo malizioso (ricorderete la stupida polemica su una rivista di gossip).

Pare che la Madia abbia copiato da altri autori nella sua tesi di dottorato. Lo fanno tutti gli studenti, direte voi. E in effetti è quello che ha sostenuto in sua difesa anche Vittorio Feltri in un editoriale: non c'è nulla di male ad ispirarsi ad altri.

Errore. Qui parla il dottore di ricerca che c'è in me nonchè il correlatore che per qualche anno ha tartassato poveri studenti di giurisprudenza.

Scrivere una tesi è una cosa seria, ancor più se si tratta di una tesi di dottorato.

Articolare un pensiero proprio, originale, argomentare in difesa di una tesi non è per nulla un gioco da ragazzi.

Non è tollerabile dare la laurea a chi copia, figuriamoci concedere il prestigioso titolo di Dottore di Ricerca.

La ricerca scientifica è una cosa seria. Un Ministro che ha copiato non è un buon esempio per i tanti giovani che con sacrificio si dedicano agli studi.

Non c'è nulla di mare a prendere spunto da altri. Ma un conto è la citazione, un conto il plagio.

Il caso Madia è la triste testimonianza che ancora una volta in Italia vincono i furbetti.




domenica 30 agosto 2015

Su mondo del lavoro e università

Segnalo questa interessante intervista  a Nicolò Boggian, direttore del Forum per la meritocrazia evidenziandone di seguito, per comodità, alcuni passaggi che condivido e sottoscrivo:

abolire la soglia minima non significa non considerare il voto di laurea: comunque un 110 varrà sempre più di un 98. Tuttavia, c'è anche gente brillantissima che è uscita con un basso voto di laurea: perché non dare anche a loro l'opportunità di partecipare? 


Io non ne farei una questione di giovani o anziani. Nella Pubblica amministrazioni serve gente brava, non necessariamente gente giovane.
Tutti abbiamo dei talenti: la cultura del posto fisso non ci permettere di sfruttarli al meglio.
all'università. Si passa troppo tempo a immagazzinare nozioni e troppo poca a educare ai comportamenti. Parlo della capacità di affrontare un dibatto, della capacità di comunicare di educare a comportamenti etici anche nel mondo del lavoro. Io sogno una scuola in cui il 50% di ciò che viene insegnato è teoria, mentre il restante 50% sono comportamenti. Oggi, se va bene, il rapporto è di 98 a 2.