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domenica 30 settembre 2018

Professione - Domiclio - Rapporto coi clienti

Settembre 2018 ha portato al cambio di sede: dalla storica sede di Barzanò, dove sono stato per i primi 6 anni di attività, a Lecco, vicolo del Torchio n. 2.

Un cambio resosi necessario oltre che per motivi logistici anche per provocare un cambiamento, aprire nuovi scenari, intercettare diversa clientela.

Mi rendo conto però che il lavoro è cambiato a tal punto che ormai quello che conta non è più la territorialità (i clienti ti scelgono perchè sei vicino a casa) ma la competenza specialistica (i clienti sanno che sai fare bene una certa cosa e allora vogliono te).

Del resto, non può che essere così. E' finita l'era del tuttologo in primo luogo. E' finita la logica del feudo (ho lo studio in una determinata zona e intercetto tutta la clientela di quella zona).

Oggi è più facile muoversi, c'è più occasione di spostarsi e la rete ti porta a numerose possibilità (comprese le consulenze on line).

L'investimento è non sulla bella sede (o meglio non solo sulla bella sede e dalla posizione strategica) ma su se stessi, la propria preparazione e il proprio aggiornamento professionale.

martedì 3 luglio 2018

Professionista 2018

Ancora considerazioni sull'essere professionista oggi, in una società che è estremamente cambiate e nel cambiamento ha travolto anche le professioni intellettuali.

In primis imponendo un mutamento nell'approccio alla professione, con una necessaria rivisitazione del ruolo e della funzione del professionista, sempre più in mezzo al mercato e soggetto alle regole della concorrenza

Si registra poi un mutamento della percezione del professionista da parte della società. Complici anche i vecchi professionisti, non sempre trasparenti verso i propri clienti, si registra un generale scetticismo e una diffidenza che rendono più difficoltoso oggi instaurare il rapporto fiduciario. Aumentano peraltro i rischi di contenzioso per responsabilità professionale, a volte anche meramente strumentali per non pagare le parcelle.

A proposito di parcelle...ogni tanto non viene colto il valore economico di una prestazione d'opera intellettuale...la gente comune non comprende quello che c'è dietro il titolo acquisito (anni di studio e di gavetta) e quello che la parola espressa da un professionista comporta in termini di responsabilità.

L'avvento di internet ha creato poi dei tuttologi che pretendono di dettare la linea al loro professionista e di sindacare le scelte di quest'ultimo perchè un forum o un sito non accreditato dicono diversamente.

Ci sono a mio avviso due modi per svolgere la professione. Piegarsi al sistema, adeguarsi oppure cercare di migliorarlo dall'interno. Io appartengo al secondo modo di concepire la professione.

sabato 20 maggio 2017

L.C.S. Caro Cliente....

Riprendo questo post per condividerlo sottoscrivendone i contenuti:

Caro Cliente,
quando chiedi scocciato perchè la lettera che ha scritto il Collega che mi ha preceduto è costata 120,00 €, è giusto che tu sappia a cosa sono serviti i tuoi soldi ed è un piacere, per me, ricordarti e ricordare a me stessa perchè trenta righe costino una così considerevole somma.
Vedi, caro Cliente, devi stare tranquillo.
Con quei 120,00 €, non hai pagato un' esposizione grammaticalmente e lessicalmente ineccepibile di una tua richiesta.
Peraltro, lascia che te lo dica, posta in maniera estremamente elegante.
Non hai pagato nemmeno una laurea in giurisprudenza e gli anni di praticantato che il Collega ha sicuramente dovuto frequentare con costanza.
Non hai nemmeno saldato il superamento di un esame abilitativo, che, ti prego di aver fiducia in ciò che dico, solo chi l'ha affrontato coscientemente e superato, sa quanto sia difficile e serio.
Caro Cliente, puoi stare tranquillo.
Non hai pagato nulla di tutto questo, seppure, per scrivere quella missiva, sia imprescindibile.
Inoltre, credimi ancora.
In quelle trenta righe non hai pagato, come hai ironicamente, sottolineato le poltroncine di velluto dello Studio del Collega.
Ti posso rassicurare su questo aspetto.
Quella lettera non paga un affitto, le segretarie e i collaboratori né tantomeno i corsi professionalizzanti che giustamente gli avvocati debbono seguire, ancor prima che per norma, per dovere di competenza.
Quello che hai pagato è molto di più.
Forse ti stupirà, ma ciò che paghi è ciò che non vedi e che forse, non capisci fino in fondo.
Quello che giustifica i 120,00 €, sai, non è visibile se non agli occhi di un altro avvocato.
Il costo vero di quella lettera sta nelle prospettive giuridiche che il Collega ha immaginato prima di scrivere; il valore di quella lettera sta nel futuro contenzioso che suppone, e a ragione caro Cliente, tu dovrai affrontare.
Quel denaro copre lo studio e la scelta, sotto la propria personale responsabilità, di un preciso inquadramento giuridico a cornice del tuo caso.
Quel denaro comporta un'omissione dei fatti a te sfavorevoli e un rilievo di quelli a te utili, financo nella tacitazione di quelli che tu invece pensavi, caro cliente, i più importanti da sbandierare in faccia a controparte.
Ecco caro Cliente perchè quella lettera è costata 120,00 €.
Sai, caro Cliente, non sprecherò tempo a spiegarti che il Collega (essendo quei denari inclusivi di IVA, della Cassa di Previdenza, e delle ben più che doverose tasse che deve pagare, senza neppur considerare i costi di uno Studio), non avrà un guadagno nemmeno pari a quanto tu spendi la sera per una pizza con tua moglie.
Perchè vedi, caro Cliente, se davvero avessi riflettuto su questi aspetti, l'unico problema che avresti dovuto porre a te stesso è un altro.
Non pensi che porre le basi del futuro dei tuoi prossimi quattro anni almeno, non valga molto di più?
Ora, perdonami, ma a Bergamo ci sono circa 2000 avvocati; sono certa che ne troverai un altro che meglio di me potrà assistere le tue pretese a costi più contenuti, ma io, il diritto preferisco ancora immaginarmelo di un certo valore.

domenica 8 gennaio 2017

Com'è cambiato il mondo dei professionisti...


E' decisamente cambiato il mondo delle professioni!

Non è più come lo vuole la Vulgata.

Il Professionista oggi è sempre più precario, sempre meno libero e sempre più responsabile.

Gli oneri sono maggiori degli onori spessi e la considerazione sociale, specie per chi è a contatto con i soggetti maggiormente in difficoltà, è venuta a mancare.

Ciò posto, il mondo delle professioni deve saper affrontare il cambiamento e contrastare la crisi, ricostruendosi l'immagine, ripensandosi profondamente e ripensando l'offerta dei servizi.

domenica 19 giugno 2016

La Libera Professione

Non cambierei mai il mio status di libero professionista.

Il posto fisso, la routine, la vita "tranquilla" non fanno per me.

Amo avere un'agenda sempre variabile, amo diversificare in quello che faccio, mi piace sperimentare.

La contropartita sono maggiori rischi e responsabilità, ma fanno parte del gioco.

Ed è un gioco che, a mio avviso, vale la pena giocare.