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venerdì 16 giugno 2017

Amarezza Bis - Sulle graduatorie di terza fascia

Faccio per iscrivermi alle graduatorie di terza fascia per l'insegnamento e...amarezza. 

Scopro che il fatto che io abbia un dottorato di ricerca in scienze giuridiche, due corsi di perfezionamento post-universitario e sia abilitato alla professione di avvocato non contano nulla perchè non avrei conseguito tutti i 96 crediti dei settori scientifico disciplinari (in particolare materie economiche) e dunque mi è precluso l'accesso.


Ciò che trovo assurdo è il sistema. La laurea dunque non conta nulla? Il dottorato men che meno?

L'università dovrebbe dare una formazione di tipo generale, lasciando poi il resto all'esperienza.

Ad esempio, io da qualche anno mi occupo di diritto fallimentare, senza però aver studiato fallimentare all'università. Grazia alla laurea e al metodo acquisito mi sono studiato per conto mio fallimentare, ho fatto esperienza sul campo e ora questo è il mio ambito prevalente.

Come laureato in Giurisprudenza potrei insegnare diritto ed economia.

Ho una laurea, un dottorato, il titolo di avvocato. Per insegnare diritto ed economia, secondo l'ordinamento italiano, dovrei integrare la mia formazione con un paio di esami specifici di economia.

Ma - mi domando - non ho già abbastanza qualifiche per poter acquisire da solo le competenze specifiche per insegnare anche economia?

Tre esami integrativi di economia valgono dunque più di tre anni di ricerca come dottorando?

Valgono più di 5 anni di esercizio sul campo di una professione?

Non posso nemmeno aspirare ad una supplenza?

Così pare....#amarezza 

domenica 12 agosto 2012

Accesso alla professione forense: la proposta Severino

Leggo con piacere quanto dichiarato dal Ministro della Giustizia Paola Severino (l'avvocato Severino) in materia di accesso alla professione forense. Il Ministro ha dichiarato che tra le priorità del governo, al rientro della pausa estiva, vi sarà la riforma della professione di avvocato, a partire dalle modalità di accesso a detta professione. In particolare, è allo studio dei Ministri Severino e Profumo (Istruzione e Università) una riformulazione del corso di laurea in giurisprudenza strutturato come segue: triennio comune e biennio specializzante per chi vuole accedere all'avvocatura. Lo scopo dichiarato è di evitare che la facoltà di giurisprudenza diventi una sorta di parcheggio per studenti indecisi sul proprio futuro e che - ancora peggio - alla professione forense accedano coloro i quali hanno fallito nei concorsi pubblici e si vedono pertanto costretti a riconvertirsi. La riforma vorrebbe restituire dignità e prestigio alla figura dell'avvocato, facendo sì che a tale professione acceda chi sia davvero convinto che quella sarà la sua strada, la sua missione (ritengo che fare l'avvocato sia per certi aspetti una missione, nella misura in cui ci si impegna a garantire un effettivo diritto di difesa).
La proposta mi sembra condivisibile e mi auguro possa diventare concreta.
In primo luogo perchè opera una selezione tra i candidati alla professione, consentendo l'accesso ai più motivati e riducendo il numero di aspiranti. 
In secondo luogo perchè attraverso il biennio specializzante si fornisce (si potrebbe fornire) l'acquisizione di competenze teoriche ma anche tecniche e pratiche (ritengo fondamentale prendere ispirazione dai modelli anglosassoni dove la formazione del giurista ha anche un taglio pratico).
Ovviamente la riforma dovrà accompagnarsi a un ripensamento del ruolo e della disciplina del tirocinio professionale e dell'esame di stato. L'Università, a mio avviso, dovrebbe essere nelle condizioni di poter garantire l'effettiva conoscenza del diritto da parte del laureato e pertanto l'esame di stato non dovrebbe testare nuovamente le conoscenze teoriche del candidato - altrimenti l'università vedrebbe svilito il proprio compito di formazione. Di qui due alternative: o è l'università stessa a rilasciare il titolo abilitante alla professione o altrimenti l'esame di stato va ripensato secondo un taglio più pratico.
Personalmente, opterei per la prima soluzione, lasciando la successiva selezione al mercato - solo i professionisti in grado di fornire una adeguata e qualificata assistenza in materia legale riusciranno a sopravvivere.



sabato 24 marzo 2012

Sul valore legale della laurea

Il Governo Monti, come preannunciato, ha aperto questa consultazione on line sul valore del titolo di studio e sull'accesso alle professioni: http://www.istruzione.it/web/ministero/consultazione-pubblica
Ho colto immediatamente questa opportunità per esprimersi su un tema importante. sono ben favorevole all'abolizione del valore legale del titolo di studio, poichè lo ritengo un metodo per mettere in competizione le università e promuovere gli investimenti nella ricerca e nei propri talenti da parte degli Atenei. Non solo l'abolizione del valore legale mette in competizione le università, ma comporta altresì un ripensamento dei criteri di valutazione e selezione dei candidati, orientato alla promozione del merito, dell'internazionalizzazione, dei percorsi individuali e delle competenze.

venerdì 27 gennaio 2012

Abolizione del valore legale della laurea

Nell'esprimere il mio parere favorevole all'abolizione del valore legale della laurea, riporto una ben nota citazione di Luigi Einaudi:


La verità essenziale qui affermata [è:] non avere il diploma per sé medesimo alcun valore legale, non essere il suo possesso condizione necessaria per conseguire pubblici e privati uffici, essere la classificazione dei candidati in laureati, diplomati medi superiori, diplomati medi inferiori, diplomati elementari e simiglianti indicativi di casta, propria di società decadenti ed estranea alla verità ed alla realtà; ed essere perciò libero il datore di lavoro, pubblico e privato, di preferire l'uomo vergine di bolli. (Scuola e libertà)