mercoledì 9 luglio 2014

mia intervista a STEFANO MORONI

Come progettare una “città responsabile”.
Intervista al professor Stefano Moroni del Politecnico di Milano.
di Edoardo Colzani.
La città responsabile. Rinnovamento istituzionale e rinascita civica è un volume di recente pubblicazione (2013), edito da Carocci nel quale vengono affrontati con una prospettiva di ampio respiro i temi più rilevanti legati allo sviluppo delle città, alla pianificazione urbanistica e alla disciplina della convivenza urbana.
L'autore della pubblicazione è Stefano Moroni, docente al Politecnico di Milano di Land use ethics and the law e già autore di contributi sul tema tra cui si ricorda, edito da IBL libri, La città rende liberi. Riformare le istituzioni locali (2012) e La città del liberalismo attivo: diritto, piano, mercato (2007), edito da Città Studi. Lo abbiamo incontrato per saperne di più su cosa significhi oggi immaginare e costruire una “città responsabile”.

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http://ideealcubo.com/finestre-sul-mondo/item/288-la-citta-responsabile

domenica 22 giugno 2014

Taci e paga!

"La fantasia vessatoria dello Stato Italiano non ha limiti, superando la regola naturale dei parassiti: se uccidi l'organismo da cui prelievi il sangue, alla fine muori"

cit. Paolo Bracalini

venerdì 20 giugno 2014

Traccia di maturità...ecco cosa avrei scelto

«Siamo un Paese straordinario e bellissimo, ma allo stesso tempo molto fragile. È fragile il paesaggio e sono fragili le città, in particolare le periferie dove nessuno ha speso tempo e denaro per far manutenzione. Ma sono proprio le periferie la città del futuro, quella dove si concentra l‟energia umana e quella che lasceremo in eredità ai nostri figli. C‟è bisogno di una gigantesca opera di rammendo e ci vogliono delle idee. […] Le periferie sono la città del futuro, non fotogeniche d‟accordo, anzi spesso un deserto o un dormitorio, ma ricche di umanità e quindi il destino delle città sono le periferie. […] Spesso alla parola “periferia” si associa il termine degrado. Mi chiedo: questo vogliamo lasciare in eredità? Le periferie sono la grande scommessa urbana dei prossimi decenni. Diventeranno o no pezzi di città?»

Rifletti criticamente su questa posizione di Renzo Piano, articolando in modo motivato le tue considerazioni e
convinzioni al riguardo.

Renzo PIANO, Il rammendo delle periferie, “Il Sole 24 ORE” del 26 gennaio 2014

giovedì 19 giugno 2014

Inizio una nuova avventura (ma con le stesse idee)

mi sono convinto che non serve provare a costruire nuovi contenitori liberali. Il contenitore già esiste, ha una storia, una tradizione ora si tratta di costruire su queste basi il futuro. Riparto nella mia esperienza politica da qui, dal PLI. Le idee che mi guideranno sono sempre le stesse: libertà, merito, responsabilità.

domenica 15 giugno 2014

E' ufficiale: non abbiamo fermato il declino.

mi è spiaciuto non essere presente fisicamente all'Assemblea Nazionale di Roma per dire quello che penso. avrei preferito una soluzione più netta e chiara. Meglio una morta dignitosa piuttosto che l'accanimento terapeutico. Ciò non impedisce che la comunità umana che si è formata e di cui sono orgoglioso di far parte possa continuare in diversi modi a frequentarsi discutere e fare politica a vari livelli. L'eredità di Fare per tutti quelli che in un modo o nell'altro continueranno a far politica è secondo me un modus operandi, ossia parlare con numeri e dati alla mano, fare poca propaganda e più azioni concrete. Fare per me è stata anzitutto un'ottima palestra politica e una bellissima esperienza di vita.

sabato 14 giugno 2014

CONTRIBUTO ASSEMBLEA NAZIONALE: DAL FARE AI FATTI - Fare per Fermare il Declino

CONTRIBUTO ASSEMBLEA NAZIONALE: DAL FARE AI FATTI - Fare per Fermare il Declino



Domani non riuscirò a essere fisicamente a Roma. Ho dato delega a Franco Puglia. Condivido appieno l'analisi della sconfitta e le proposte per il futuro.



Purtroppo Fare - dopo ben due sonore batoste - non è stato in grado di compiere la propria missione. Le dimissioni della Dn sono un atto dovuto. Lo scioglimento pure.



Occorre ripartire da capo. Le idee restano buone ma occorre trovare un nuovo e diverso veicolo per diffonderle.

martedì 10 giugno 2014

un po' di politica locale....vita da minoranza consiliare

le mie dichiarazioni sul rendiconto finanziario:

Niente di nuovo sotto il sole. In questa maniera sintetica ed efficace avrei potuto sintetizzare il mio intervento, riproducendo le dichiarazioni di voto già presentate l'anno scorso. Allora come oggi votai astenendomi. E' sempre più difficile capire, con questa legislazione statale confusa e assurda, dove finiscono le responsabilità dello Stato e dove iniziano quelle dell'amministrazione in carica per i risultati che anche in questo mandato non si vedranno. Tante belle iniziative sociali e culturali ma nessun intervento incisivo sul territorio. Manca la programmazione, manca la progettualità. Si è persa la voglia di sognare e di progettare. Mi sembra si versi ormai in uno stato di rassegnazione.

lunedì 9 giugno 2014

BENI COMUNI

“Oltre i beni comuni?” - Incontro con Stefano Moroni, Politecnico di Milano
Giovedì 12 giugno ore 10.00, aula dottorati, Edificio U6, 2° piano, Facoltà di Giurisprudenza Università di Milano-Bicocca
Il dibattito scientifico sui beni comuni in Italia ha avuto impulso a partire dalla pubblicazione del noto “Manifesto dei beni comuni” a cura di Ugo Mattei nel 2011 - nello stesso anno il dibattito ha avuto altresì ripercussioni in ambito politico con i referendum sulla privatizzazione dell'acqua. Il dibattito scientifico sino ad oggi sembra aver data per presupposta la nozione di “beni comuni”, dando più spazio alla discussione su come tutelare i beni comuni. L'idea che accompagna l'espressione “beni comuni” è che si tratta di qualcosa di positivo e fondamentale, che non necessita di ulteriori specificazioni. 
Stefano Moroni Professore di Etica e Diritto del Territorio presso il Politecnico di Milano, propone di rileggere il dibattito sui beni comuni a partire da una discussione su che cosa designa l'espressione “beni comuni”. L'analisi relativa agli usi linguistici conduce lo studioso a evidenziare come sino ad oggi essa sia stata impiegata in modo approssimativo per indicare spesso cose completamente diverse. La proposta è quella di abbandonare l'attuale accezione dell'espressione “beni comuni” in favore di tre distinte e più specifiche accezioni.

sabato 31 maggio 2014

Cosa Fare per andare oltre Fare


ANDARE OLTRE FARE. PER DAVVERO – VERSO UN CENTRODESTRA LIBERALE E LIBERISTA (anche libertario: forse chiedo troppo?)


Prima considerazione.

Abbiamo perso da soli nel 2013. Abbiamo perso in Scelta Europea nel 2014.

Ma non è che abbiamo solo perso. E' che abbiamo proprio preso delle percentuali irrilevanti. La nostra voce, soli o in compagnia di qualcuno, non è stata nemmeno sentita dagli elettori. Lo 0,7 è davvero un risultato troppo basso.

Seconda considerazione.

E' colpa degli elettori che non ci capiscono? Per nulla, la colpa è solo nostra che non ci siamo fatti capire e che non ci facciamo capire. Dobbiamo imparare dalle due legnate che abbiamo preso e ripensarci.

Terza considerazione.

Vogliamo continuare a fare i liberali da salotto? Decidiamoci. Se sì diventiamo un think tank. Se no, andiamo per davvero oltre Fare. Costruiamo per davvero qualcosa di nuovo.


La mia proposta è, ferma restando la necessità e utilità anche di think tanks, archiviamo l'esperienza di Fare e costruiamo qualcosa di nuovo, di più grande e di più appetibile per l'elettorato.

Ci sono due modi di fare politica – io lo sto imparando sulla mia pelle come consigliere comunale di un piccolo paese.

Il primo modo è di accettare di rimanere una forza marginale, predicare la purezza, e permettersi il lusso di criticare e proporre nella consapevolezza che tanto il nostro turno non arriverà mai.

Il secondo modo è quello di calarsi nella mischia, giocare la battaglia, continuando a preservare i proprio valori e la propria purezza, ma al contempo accettando la logica che purtroppo politica è anche compromesso. In parte questa era la strada che l'esperimento di Scelta Europea ha cercato di percorrere ma forse abbiamo sbagliato il percorso e il modo di costruire le alleanze.

Primo punto da chiarire.

Vogliamo continuare nella costruzione di una terza forza alternativa a destra e sinistra?

Oppure vogliamo accettare quello che due tornate elettorali ci hanno ormai ampiamente dimostrato, e cioè che l'elettorato italiano ormai è abituato a ragionare nell'ottica del bipolarismo (Bersani/Berlusconi, Grillo/Renzi)?

Secondo punto da chiarire.

Quale è il nostro giudizio su Matteo Renzi?

Terzo punto da chiarire.

Quale posizione vogliamo assumere rispetto ad un centrodestra allo sbando? Vogliamo lasciare che continui a sbandare o vogliamo prenderci l'onere di archiviare una stagione (quella di berlusconi e forza italia) e lavorare all'interno del centrodestra per dare all'Italia una forza di centrodestra liberale e liberista?

Perchè, secondo me, le istanze “più mercato”, “meno Stato”, “meno burocrazia”, “meno spesa”, “più merito”, passano dal centrodestra più che dal centrosinistra.

Renzi ha avuto un grande merito. Far diventare il Pd una forza socialdemocratica di stampo europeo. Apertura apprezzabile al mercato, ma pur sempre una timida apertura. Io dell'establishment del Pd non mi fido, scusate.

Ripartiamo dalle macerie dell'odierno centrodestra:
  1. Sosteniamo la battaglia degli amici Tea Party per le primarie del centrodestra. Individuiamo un nostro candidato, individuiamo una piattaforma programmatica.
  2. Chiediamo la Convocazione degli Stati Generali del Centrodestra
  3. Chiariamo la nostra posizione su Berlusconi Silvio e in ogni caso chiediamogli a gran voce di farsi da parte.
  4. Andiamo a dialogare con i valenti amministratori locali del centrodestra.
  5. Accettiamo di contaminarci anche con altre esperienze, senza però rinunciare alla nostra identità – anzi lottiamo a gran voca perchè questa identità emerga all'interno del nuovo contenitore
Dal punto di vista operativo:
  1. Sul destino di Fare. Assolutamente necessaria e imprescindibile la riappacificazione con gli amici di ALI – riscopriamo assieme la bellezza dei nostri 10 punti. Al diavolo i personalismi e gli screzi del passato. Salviamo il capitale umano, diamo un restyling all'esterno. Anche se a malincuore sforziamoci di andare oltre Fare, con nuovo simbolo e nuovo nome. Tempo massimo: entro l'estate. Il nuovo partito decida dove collocarsi all'interno del bipolarismo italiano e collabori con le forze più similari, avviando un'operazione di contagio sui metodi e sui contenuti.
  2. Continuamo il nostro “cammino per cambiare”: una delle note positive dell'ultima campagna elettorale è quella di aver costruito una rete di contatti sul territorio con altre forze amiche (scelta civica, i liberali ecc...). Consolidiamo questi legami sul territorio. Molto spesso le basi dei singoli partiti hanno dialogato in modo più proficuo che le dirigenze. Facciamo attività e campagne locali e nazionali tutti assieme. Questo anche per risolvere un problema pratico, dato dalla scarsità di risorse umane al momento disponibili.
  3. Investiamo in formazione politica dei nostri aderenti e amministratori. Ottimo al riguardo l'esperimento iniziato nell'ultimo anno da Fare. Assolutamente da continuare e ampliare.
  4. Lavoriamo sui territori con specifiche battaglie locali. E' importante far associare la nostra faccia a un'idea, a un modo di lavorare prima ancora che a un simbolo di partito.
  5. Elaboriamo messaggi chiarie e proposte concrete. Un messaggio e una proposta a bimestre almeno da portare sui territori e sui giornali
Dal punto di vista delle battaglie:
  1. RIFORMA DELLO STATO: martellare Renzi su abolizione Senato e Cnel
  2. ATTUAZIONE DEL (VERO) FEDERALISMO
  3. SNELLIMENTO DELLE PROCEDURE, INFORMATIZZAZIONE DELLA P.A.
  4. FLESSIBILITA' NEL MERCATO DEL LAVORO
  5. RIFORMA DELLA GIUSTIZIA CIVILE