venerdì 30 gennaio 2015

Giovani Liberali per Milano cercasi

E’ convocata una riunione costitutiva e organizzativa della Gioventù Liberale Milano per il giorno 06 febbraio 2015 ore 16.00 e ss, in Milano, via Cesalpino n, 60 (fermata Gorla, linea rossa metropolitana), presso i locali di Italia Rinasce.
Invito a partecipare tutti i giovani lombardi iscritti al partito, con preghiera di estendere l’invito a tutti gli amici e conoscenti che vogliano concretamente impegnarsi sul territorio per la promozione e diffusione dei valori e della cultura liberale.
Edoardo Colzani – coordinatore GLI LOMBARDIA
Per info & contatti: glilombardia@libero.it
avv. Edoardo Colzani (Ph.D.)
tel. 340/2984829

giovedì 22 gennaio 2015

domani, 24 gennaio 2015

a Roma si terrà il Consiglio Nazionale del Partito Liberale Italiano. ordine del giorno: 
Relazione del Segretario Nazionale sulla situazione politica;
Dibattito; 
Nomina di Membri del Comitato dei Garanti di cui all’art. 18 dello Statuto; 
Nomina dei Membri del Collegio dei Revisori dei Conti di cui all’art. 20 dello Statuto; 
Varie ed eventuali. 

mercoledì 31 dicembre 2014

Nuovo contributo per gli Immoderati


Per leggere clicca qui:

http://www.immoderati.it/2014/12/30/eppur-si-muove-primi-passi-verso-una-riforma-della-giustizia-civile/

lunedì 29 dicembre 2014

Giovani Liberali Lombardi rispondete all'appello!


Il 20 dicembre sono stato incaricato di coordinare le attività della GLI sulla Lombardia. La GLI - Gioventù Liberale Italiana - è il movimento giovanile del Partito Liberale Italiano.

Rivolgo questo appello a tutti i giovani lombardi stanchi di questa politica che da anni fa solo promesse irrealizzabili, amareggiati per un Paese alla deriva che nega loro opportunità.

Rivolgo questo appello a tutti quei ragazzi di buona volontà che studiano o lavorano con impegno e passione, che sognano di realizzarsi sul lavoro e nella vita (avere una casa, fare famiglia).

Di fronte al degrado morale e culturale di questo Paese governato da questa classe politica abbiamo due possibilità: rassegnarci e andarcene oppure impegnarci, lavorare con costanza per seminare idee nuove e cercare di farle arrivare a quanta più gente possibile.

La Gioventù Liberale Italiana, il Partito Liberale Italiano sono il contenitore adatto per tutti quei ragazzi onesti, seri, competenti e desiderosi di fare che vogliano dar voce alle seguenti istanze:

- libertà individuale e riconoscimento dei diritti del singolo;
- meritocrazia;
- responsabilità individuale;
- concorrenza e apertura al mercato.

Troppo spesso queste istanze sono state tradotte in espressioni vuote e utilizzate dagli attuali politici come slogan per acchiappare voti.

Voglio proporvi un modo nuovo di fare politica: insieme, cerchiamo di rendere proposte concrete questi 4 punti. Insieme, organizziamo incontri, facciamo volantinaggi, parliamo alla gente.

Facciamo vedere che siamo diversi, che vogliamo in maniera spassionata lavorare per il bene comune.

Giovani Lombardi, conto su di voi.

glilombardia@libero.it

domenica 21 dicembre 2014

Abbiamo ricostituito la Gioventù Liberale Italiana...i giovani del Partito Liberale Italiana

Sabato 20 dicembre a Roma alle ore 15.00 presso la sede del PARTITO LIBERALE ITALIANO è stato costituito il direttivo della Gioventù Liberale di cui faccio parte, con la responsabilità di coordinatore della GLI Lombarda.
I "seniores" del PLI ci hanno dato un caloroso benvenuto, ci hanno manifestato la loro stima e fiducia oltre ad introdurci ai padri spirituali del liberalismo (i cui volti sono raffigurati nei ritratti appesi nella sala riunioni dove abbiamo celebrato il congresso).
Ci attende una grande, bella e stimolante sfida. Ricostruire sul territorio la Gli, attirare giovani, fare iniziative sul territorio.
La squadra è ben motivata, non resta che mettersi all'opera dunque. Buon lavoro a tutti noi, in particolare al Segretario della Gli Jacopo Sisca.






lunedì 15 dicembre 2014

domenica 14 dicembre 2014

#stannoarrivando

- 1 giorno al lancio....

"Se un uomo non è disposto a lottare per le sue idee, o le sue idee non valgono nulla, o non vale nulla lui" 

"Certi uomini vedono le cose come sono e dicono: "Perché". Io sogno cose mai esistite e dico: "Perché no?"." George Bernard Shaw

"Osservate con quanta previdenza la natura, madre del genere umano, ebbe cura di spargere ovunque un pizzico di follia. Infuse nell'uomo più passione che ragione perché fosse tutto meno triste, difficile, brutto, insipido, fastidioso. Se i mortali si guardassero da qualsiasi rapporto con la saggezza, la vecchiaia neppure ci sarebbe. Se solo fossero più fatui, allegri e dissennati godrebbero felici di un'eterna giovinezza. La vita umana non è altro che un gioco della Follia". - Erasmo da Rotterdam, "Elogio alla follia"

giovedì 4 dicembre 2014

Una Carta senza identità

Un documento ambizioso ma di fatto inconcludente. Questo in estrema sintesi il giudizio politico che mi sento di esprimere sul testo prodotto dalla Commissione parlamentare che si è occupata di stilare una prima bozza della Dichiarazione dei diritti in Internet - iniziativa fortemente incoraggiata dal Presidente della Camera Laura Boldrini, che presiede la Commissione Parlamentare. Il lavoro della Commissione si è articolato in sole tre sedute (così si evince dalla documentazione disponibile on line), ma a prescindere dal numero delle stesse verrebbe da dire che “la montagna ha partorito il topolino”. La Carta dei diritti nulla aggiunge di nuovo rispetto a quanto già ampiamente affermato a livello internazionale sia da un punto di vista normativo che giurisprudenziale. Ma quel che più sconcerta è la grande confusione che caratterizza il documento normativo, che confonde tra diritti, principi e interessi. Con riguardo ai diritti in particolare non si capisce se e dove vi sia una differenza, anche quanto alle modalità di tutela, tra diritti tradizionali e nuovi diritti specifici per il mondo del web. L’oggetto della carta è dunque totalmente indefinito o confusionario, così come assolutamente vago è il ruolo che la Dichiarazione intende assumere all’interno del sistema normativo italiano. Il termine “Dichiarazione” è un termine solenne e impegnativo, che farebbe pensare a un documento di rango costituzionale (ma che di fatto costituzionale non è!). In vari passaggi dei resoconti delle sedute si legge che il testo avrebbe addirittura ambizioni sovranazionali, dovendo costituire una base di Carta dei diritti di Internet da sottoporre addirittura a livello europeo.
Tralasciamo di esaminare questo aspetto - anche se fa sospettare che l’iniziativa sia un po’ fine a se stessa - per entrare nel merito dello spirito e dei contenuti della carta. Il giudizio rimane un giudizio del tutto negativo ed evidenzia ancora una volta il fallimento di politiche di iper-regolazione e di ipertrofia normativa. Ritengo che vi sia necessità in generale di poche, semplici e chiare regole e che l’assenza di articolate discipline normative in determinati ambiti della vita sociale non sia affatto un male, tutt’altro. E proprio il mondo di Internet è un mondo che per sua stessa natura richiede poche, semplici, chiare e flessibili regole. E ciò è dovuto proprio alla peculiarità della rete, caratterizzata da decentramento anziché accentramento. Non voglio sostenere che la Politica non debba occuparsi di Internet ma che, se ritiene di farlo, lo dovrebbe fare con criterio. Ma soprattutto, prima di istituire qualsiasi commissione e di concentrare (inutilmente) forze nella redazione di testi di legge, sarebbe forse il caso che il legislatore, con un atto di umiltà, si chiedesse se davvero un suo intervento è necessario. Nel caso di specie, a Internet non serve una Carta dei Diritti. I politici si mettano il cuore in pace.


sabato 15 novembre 2014

Unioni Civili: sì o no? alcuni (disordinati e confusi) spunti di riflessione

Mentre sto scrivendo queste riflessioni, ancora incomplete e che necessitano di ulteriori approfondimenti (su cui pertanto mi riservo di ritornare), sto ascoltando una puntata de La versione di Oscar su Radio 24 dedicata appositamente al tema - puntata del 20 ottobre 2014. Il punto di partenza della discussione è la decisione di alcuni sindaci, tra cui quello di Roma, di trascrivere matrimoni tra persone dello stesso sesso celebrati all'estero. Decisione che, come dimostra il conflitto con i prefetti, si pone in contrasto con la legge italiana. La Corte Costituzionale con due sentenze, una del 2010 e l'altra del 2014, (138/2010 e 170/2014), pur rinviando alle scelte (di dettaglio) del Parlamento, ha affermato che il riconoscimento dell'unione di fatto per omossessuali è un diritto che rientra nell'articolo 2 della Costituzione. Il concetto di "famiglia" come elaborato dai costituenti presupponeva un'idea di famiglia come eterosessuale. Sta al Parlamento, eventualmente, intervenire. Resta il fatto che, nonostante il principio affermato dalla Corte, i Sindaci che trascrivono starebbero consapevolmente in ogni caso violando la legge (caso di disobbedienza civile). Le firme apposte dai sindaci, come notato anche dal giurista ospite della trasmissione di Giannino, non avevano ovviamente alcuna efficacia giuridica. Si tratta ovviamente di una provocazione, volta a stimolare una riflessione dal basso sul tema.
Riflessione che ritengo debba essere fatta serenamente, senza pregiudizi e con obiettività. Qui di seguito alcune mie considerazioni, forse ancora un po' confuse e su cui sicuramente mi riservo di tornare, però il tema è complesso e non ho la pretesa di liquidarlo in un post.
 
Personalmente, non vedo motivi ostativi al riconoscimento delle unioni omosessuali. Ritengo miope un legislatore che si ostini a non voler constatare l'esistenza del fenomeno. Ritengo ottuso un legislatore che non voglia riconoscere diritti a persone che hanno deciso di condurre una vita insieme, per il sol fatto che queste persone sarebbero dello stesso sesso. Sarebbe una palese violazione dell'articolo 3 della Costituzione. Sarebbe di fatto una ingiusta imposizione di una morale da parte dello Stato all'intera popolazione. Sarebbe altamente lesivo della diversità di idee, sensibilità, visioni del mondo e della società. Sì alle unioni civili, dunque. Perché lasciare ad esempio senza tutela patrimoniale (perché poi è anche di questi problemi concreti che si deve parlare) Caio che ha vissuto per anni assieme a Tizio allo stesso modo in cui Mevia e Sempronio hanno fatto?
Ps. parlo qui di unioni civili, limitandomi al caso delle unioni omo, ci sono poi altre situazioni su cui si dovrebbe ragionare ma è meglio per il momento tenere i piani separati.
 
Mi si dirà che l'unione tra Mevia e Sempronio, a differenza di quella di Caio e Tizio, essendo tra due persone di sesso diverso è un'unione che potenzialmente è orientata alla prolificazione. Ma questo significherebbe presupporre che affinché vi sia famiglia vi debbano essere per forza dei figli! E allora, paradossalmente, non dovremmo considerare famiglie le unioni di un uomo e una donna che, per varie ragioni, non possono avere figli. Assolutamente ritengo che l'idea di famiglia/di nucleo famigliare non può implicare necessariamente la presenza di figli. Non voglio qui affrontare il tema complesso delle adozioni da parte di coppie omosessuale. E ritengo che il tema delle unioni civili possa essere serenamente affrontato proprio sganciandolo, almeno provvisoriamente, da quello dei figli. Perché probabilmente si farebbe il gioco di chi a tutti i costi si ostina a non voler riconoscere diritti alle unioni civili tra le persone dello stesso sesso.
 
E tuttavia il tema dei figli ritorna nel momento in cui ci chiediamo cosa sia il Matrimonio.
 
"Unioni civili": una riflessione andrebbe fatta anche su questa espressione. Ovviamente, è chiaro a tutti che nessuno voglia alludere a unioni incivili. Quel che civili sta a designare è che si tratta di unioni regolate dallo Stato e che nulla hanno a che fare con quelle unioni che hanno riconoscimento anche da parte dell'ordinamento morale. E si parla spesso di unioni civili contrapposte a matrimonio.
Anche qui allora forse varrebbe la pena far qualche riflessione.
 
Ci si deve chiedere cioè se l'attuale concezione di "matrimonio" inteso come unione tra due persone volta alla procreazione non sia il prodotto di un procedimento evolutivo. Il matrimonio concepito in questa accezione è il frutto di una determinata cultura.
È ciò che dice chiaramente, fin dalla prima edizione, il Vocabolario degli Accademici della Crusca (1612), dove alla voce matrimonio è riportata una citazione tratta dal Volgarizzamento della somma Pisanella detta Maestruzza: «Matrimonio è una congiunzione dell’huomo, e della donna, la quale ritiene una usanza di vita, la quale dividere non si può. E perchè nel matrimonio apparisce più l’uficio d’esso nella madre, che nel padre, perciò è determinato più dalla madre, che dal padre. Matrimonio, tanto è a dire, come uficio di madre». Una citazione ancora più antica, dal libro XIX dei Contra Faustum Manichaeum libri XXXIII di sant’Agostino (354-430) e riportata dal Thesaurus Linguae Latinae recita: «Matrimonium quippe ex hoc appellatum est, quod non ob aliud debeat femina nubere, quam ut mater fiat», ovvero ‘il matrimonio è senza dubbio chiamato così perché la donna si deve sposare non per altro motivo che per diventare madre’.
 
Ho già discusso sopra, sia pur come semplice spunto di riflessione, del caso in cui una coppia etero non possa avere figli. Il matrimonio sarebbe allora da annullare? Perderebbero costoro i diritti di marito e moglie?
 
Io credo che una soluzione ragionevole per affrontare in maniera seria e senza pregiudizi (e interferenze con concezioni morali) sia quello di una bella pulizia linguistica.
Distinguerei tra matrimonio (civile) e matrimonio religioso, ognuno con le sue regole. Nel matrimonio civile vale anche l'unione omo, in quello religioso può non valere. Il matrimonio religioso può a certe condizioni essere riconosciuto e produrre effetti nell'ordinamento statale.
 
In questo modo potremmo porre la parola "fine" a questa disputa meramente lessicale tra matrimoni e unioni civili: come se si volesse intendere che le unioni etero sono unioni "di serie A" e quelle omo "unioni di serie B".
 
In questo modo riaffermeremmo con forza una divisione chiara e netta (che nel dibattito attuale in Italia ogni tanto pare offuscata) tra due ordinamenti, quello statale e quello morale.
Il primo deve garantire diritti e tutele a tutte le situazioni, comprese quella delle coppie omo, e ciò in nome dei principi di pluralismo, libertà e uguaglianza.
Il secondo invece può anche scegliere di operare particolari restrizioni, essendo del resto un ordinamento a cui spontaneamente si sceglie di aderire. Ricordiamoci, del resto, che per quanto prevalente, la morale cattolica non è l'unica morale e che lo Stato Italiano deve garantire pieno rispetto a qualsiasi forma di convinzione etica.