blog a cura di Edoardo Colzani
lunedì 29 dicembre 2014
Giovani Liberali Lombardi rispondete all'appello!
Il 20 dicembre sono stato incaricato di coordinare le attività della GLI sulla Lombardia. La GLI - Gioventù Liberale Italiana - è il movimento giovanile del Partito Liberale Italiano.
Rivolgo questo appello a tutti i giovani lombardi stanchi di questa politica che da anni fa solo promesse irrealizzabili, amareggiati per un Paese alla deriva che nega loro opportunità.
Rivolgo questo appello a tutti quei ragazzi di buona volontà che studiano o lavorano con impegno e passione, che sognano di realizzarsi sul lavoro e nella vita (avere una casa, fare famiglia).
Di fronte al degrado morale e culturale di questo Paese governato da questa classe politica abbiamo due possibilità: rassegnarci e andarcene oppure impegnarci, lavorare con costanza per seminare idee nuove e cercare di farle arrivare a quanta più gente possibile.
La Gioventù Liberale Italiana, il Partito Liberale Italiano sono il contenitore adatto per tutti quei ragazzi onesti, seri, competenti e desiderosi di fare che vogliano dar voce alle seguenti istanze:
- libertà individuale e riconoscimento dei diritti del singolo;
- meritocrazia;
- responsabilità individuale;
- concorrenza e apertura al mercato.
Troppo spesso queste istanze sono state tradotte in espressioni vuote e utilizzate dagli attuali politici come slogan per acchiappare voti.
Voglio proporvi un modo nuovo di fare politica: insieme, cerchiamo di rendere proposte concrete questi 4 punti. Insieme, organizziamo incontri, facciamo volantinaggi, parliamo alla gente.
Facciamo vedere che siamo diversi, che vogliamo in maniera spassionata lavorare per il bene comune.
Giovani Lombardi, conto su di voi.
glilombardia@libero.it
domenica 21 dicembre 2014
Abbiamo ricostituito la Gioventù Liberale Italiana...i giovani del Partito Liberale Italiana
Sabato 20 dicembre a Roma alle ore 15.00 presso la sede del PARTITO LIBERALE ITALIANO è stato costituito il direttivo della Gioventù Liberale di cui faccio parte, con la responsabilità di coordinatore della GLI Lombarda.
I "seniores" del PLI ci hanno dato un caloroso benvenuto, ci hanno manifestato la loro stima e fiducia oltre ad introdurci ai padri spirituali del liberalismo (i cui volti sono raffigurati nei ritratti appesi nella sala riunioni dove abbiamo celebrato il congresso).
Ci attende una grande, bella e stimolante sfida. Ricostruire sul territorio la Gli, attirare giovani, fare iniziative sul territorio.
La squadra è ben motivata, non resta che mettersi all'opera dunque. Buon lavoro a tutti noi, in particolare al Segretario della Gli Jacopo Sisca.
lunedì 15 dicembre 2014
domenica 14 dicembre 2014
#stannoarrivando
- 1 giorno al lancio....
"Se un uomo non è disposto a lottare per le sue idee, o le sue idee non valgono nulla, o non vale nulla lui"
"Se un uomo non è disposto a lottare per le sue idee, o le sue idee non valgono nulla, o non vale nulla lui"
"Certi uomini vedono le cose come sono e dicono: "Perché". Io sogno cose mai esistite e dico: "Perché no?"." George Bernard Shaw
"Osservate con quanta previdenza la natura, madre del genere umano, ebbe cura di spargere ovunque un pizzico di follia. Infuse nell'uomo più passione che ragione perché fosse tutto meno triste, difficile, brutto, insipido, fastidioso. Se i mortali si guardassero da qualsiasi rapporto con la saggezza, la vecchiaia neppure ci sarebbe. Se solo fossero più fatui, allegri e dissennati godrebbero felici di un'eterna giovinezza. La vita umana non è altro che un gioco della Follia". - Erasmo da Rotterdam, "Elogio alla follia"
giovedì 11 dicembre 2014
giovedì 4 dicembre 2014
Una Carta senza identità
Un documento ambizioso ma di fatto
inconcludente. Questo in estrema sintesi il giudizio politico che mi sento di
esprimere sul testo prodotto dalla Commissione parlamentare che si è occupata
di stilare una prima bozza della Dichiarazione dei diritti in Internet -
iniziativa fortemente incoraggiata dal Presidente della Camera Laura Boldrini,
che presiede la Commissione Parlamentare. Il lavoro della Commissione si è
articolato in sole tre sedute (così si evince dalla documentazione disponibile on line), ma a prescindere dal numero
delle stesse verrebbe da dire che “la montagna ha partorito il topolino”. La
Carta dei diritti nulla aggiunge di nuovo rispetto a quanto già ampiamente
affermato a livello internazionale sia da un punto di vista normativo che giurisprudenziale.
Ma quel che più sconcerta è la grande confusione che caratterizza il documento
normativo, che confonde tra diritti, principi e interessi. Con riguardo ai
diritti in particolare non si capisce se e dove vi sia una differenza, anche
quanto alle modalità di tutela, tra diritti tradizionali e nuovi diritti
specifici per il mondo del web. L’oggetto della carta è dunque totalmente
indefinito o confusionario, così come assolutamente vago è il ruolo che la
Dichiarazione intende assumere all’interno del sistema normativo italiano. Il
termine “Dichiarazione” è un termine solenne e impegnativo, che farebbe pensare
a un documento di rango costituzionale (ma che di fatto costituzionale non è!).
In vari passaggi dei resoconti delle sedute si legge che il testo avrebbe
addirittura ambizioni sovranazionali, dovendo costituire una base di Carta dei
diritti di Internet da sottoporre addirittura a livello europeo.
Tralasciamo di esaminare questo
aspetto - anche se fa sospettare che l’iniziativa sia un po’ fine a se stessa -
per entrare nel merito dello spirito e dei contenuti della carta. Il giudizio
rimane un giudizio del tutto negativo ed evidenzia ancora una volta il
fallimento di politiche di iper-regolazione e di ipertrofia normativa. Ritengo
che vi sia necessità in generale di poche, semplici e chiare regole e che
l’assenza di articolate discipline normative in determinati ambiti della vita
sociale non sia affatto un male, tutt’altro. E proprio il mondo di Internet è
un mondo che per sua stessa natura richiede poche, semplici, chiare e
flessibili regole. E ciò è dovuto proprio alla peculiarità della rete,
caratterizzata da decentramento anziché accentramento. Non voglio sostenere che
la Politica non debba occuparsi di Internet ma che, se ritiene di farlo, lo dovrebbe
fare con criterio. Ma soprattutto, prima di istituire qualsiasi commissione e
di concentrare (inutilmente) forze nella redazione di testi di legge, sarebbe
forse il caso che il legislatore, con un atto di umiltà, si chiedesse se
davvero un suo intervento è necessario. Nel caso di specie, a Internet non
serve una Carta dei Diritti. I politici si mettano il cuore in pace.
venerdì 21 novembre 2014
domani a Voghera
domani a Voghera, a supportare la campagna elettorale di DIEGO DI PIERRO, candidato sindaco liberale....
sabato 15 novembre 2014
Unioni Civili: sì o no? alcuni (disordinati e confusi) spunti di riflessione
Mentre sto scrivendo queste riflessioni, ancora incomplete e che necessitano di ulteriori approfondimenti (su cui pertanto mi riservo di ritornare), sto ascoltando una puntata de La versione di Oscar su Radio 24 dedicata appositamente al tema - puntata del 20 ottobre 2014. Il punto di partenza della discussione è la decisione di alcuni sindaci, tra cui quello di Roma, di trascrivere matrimoni tra persone dello stesso sesso celebrati all'estero. Decisione che, come dimostra il conflitto con i prefetti, si pone in contrasto con la legge italiana. La Corte Costituzionale con due sentenze, una del 2010 e l'altra del 2014, (138/2010 e 170/2014), pur rinviando alle scelte (di dettaglio) del Parlamento, ha affermato che il riconoscimento dell'unione di fatto per omossessuali è un diritto che rientra nell'articolo 2 della Costituzione. Il concetto di "famiglia" come elaborato dai costituenti presupponeva un'idea di famiglia come eterosessuale. Sta al Parlamento, eventualmente, intervenire. Resta il fatto che, nonostante il principio affermato dalla Corte, i Sindaci che trascrivono starebbero consapevolmente in ogni caso violando la legge (caso di disobbedienza civile). Le firme apposte dai sindaci, come notato anche dal giurista ospite della trasmissione di Giannino, non avevano ovviamente alcuna efficacia giuridica. Si tratta ovviamente di una provocazione, volta a stimolare una riflessione dal basso sul tema.
Riflessione che ritengo debba essere fatta serenamente, senza pregiudizi e con obiettività. Qui di seguito alcune mie considerazioni, forse ancora un po' confuse e su cui sicuramente mi riservo di tornare, però il tema è complesso e non ho la pretesa di liquidarlo in un post.
Personalmente, non vedo motivi ostativi al riconoscimento delle unioni omosessuali. Ritengo miope un legislatore che si ostini a non voler constatare l'esistenza del fenomeno. Ritengo ottuso un legislatore che non voglia riconoscere diritti a persone che hanno deciso di condurre una vita insieme, per il sol fatto che queste persone sarebbero dello stesso sesso. Sarebbe una palese violazione dell'articolo 3 della Costituzione. Sarebbe di fatto una ingiusta imposizione di una morale da parte dello Stato all'intera popolazione. Sarebbe altamente lesivo della diversità di idee, sensibilità, visioni del mondo e della società. Sì alle unioni civili, dunque. Perché lasciare ad esempio senza tutela patrimoniale (perché poi è anche di questi problemi concreti che si deve parlare) Caio che ha vissuto per anni assieme a Tizio allo stesso modo in cui Mevia e Sempronio hanno fatto?
Ps. parlo qui di unioni civili, limitandomi al caso delle unioni omo, ci sono poi altre situazioni su cui si dovrebbe ragionare ma è meglio per il momento tenere i piani separati.
Mi si dirà che l'unione tra Mevia e Sempronio, a differenza di quella di Caio e Tizio, essendo tra due persone di sesso diverso è un'unione che potenzialmente è orientata alla prolificazione. Ma questo significherebbe presupporre che affinché vi sia famiglia vi debbano essere per forza dei figli! E allora, paradossalmente, non dovremmo considerare famiglie le unioni di un uomo e una donna che, per varie ragioni, non possono avere figli. Assolutamente ritengo che l'idea di famiglia/di nucleo famigliare non può implicare necessariamente la presenza di figli. Non voglio qui affrontare il tema complesso delle adozioni da parte di coppie omosessuale. E ritengo che il tema delle unioni civili possa essere serenamente affrontato proprio sganciandolo, almeno provvisoriamente, da quello dei figli. Perché probabilmente si farebbe il gioco di chi a tutti i costi si ostina a non voler riconoscere diritti alle unioni civili tra le persone dello stesso sesso.
E tuttavia il tema dei figli ritorna nel momento in cui ci chiediamo cosa sia il Matrimonio.
"Unioni civili": una riflessione andrebbe fatta anche su questa espressione. Ovviamente, è chiaro a tutti che nessuno voglia alludere a unioni incivili. Quel che civili sta a designare è che si tratta di unioni regolate dallo Stato e che nulla hanno a che fare con quelle unioni che hanno riconoscimento anche da parte dell'ordinamento morale. E si parla spesso di unioni civili contrapposte a matrimonio.
Anche qui allora forse varrebbe la pena far qualche riflessione.
Ci si deve chiedere cioè se l'attuale concezione di "matrimonio" inteso come unione tra due persone volta alla procreazione non sia il prodotto di un procedimento evolutivo. Il matrimonio concepito in questa accezione è il frutto di una determinata cultura.
È ciò che dice chiaramente, fin dalla prima edizione, il Vocabolario degli Accademici della Crusca (1612), dove alla voce matrimonio è riportata una citazione tratta dal Volgarizzamento della somma Pisanella detta Maestruzza: «Matrimonio è una congiunzione dell’huomo, e della donna, la quale ritiene una usanza di vita, la quale dividere non si può. E perchè nel matrimonio apparisce più l’uficio d’esso nella madre, che nel padre, perciò è determinato più dalla madre, che dal padre. Matrimonio, tanto è a dire, come uficio di madre». Una citazione ancora più antica, dal libro XIX dei Contra Faustum Manichaeum libri XXXIII di sant’Agostino (354-430) e riportata dal Thesaurus Linguae Latinae recita: «Matrimonium quippe ex hoc appellatum est, quod non ob aliud debeat femina nubere, quam ut mater fiat», ovvero ‘il matrimonio è senza dubbio chiamato così perché la donna si deve sposare non per altro motivo che per diventare madre’.
Ho già discusso sopra, sia pur come semplice spunto di riflessione, del caso in cui una coppia etero non possa avere figli. Il matrimonio sarebbe allora da annullare? Perderebbero costoro i diritti di marito e moglie?
Io credo che una soluzione ragionevole per affrontare in maniera seria e senza pregiudizi (e interferenze con concezioni morali) sia quello di una bella pulizia linguistica.
Distinguerei tra matrimonio (civile) e matrimonio religioso, ognuno con le sue regole. Nel matrimonio civile vale anche l'unione omo, in quello religioso può non valere. Il matrimonio religioso può a certe condizioni essere riconosciuto e produrre effetti nell'ordinamento statale.
In questo modo potremmo porre la parola "fine" a questa disputa meramente lessicale tra matrimoni e unioni civili: come se si volesse intendere che le unioni etero sono unioni "di serie A" e quelle omo "unioni di serie B".
In questo modo riaffermeremmo con forza una divisione chiara e netta (che nel dibattito attuale in Italia ogni tanto pare offuscata) tra due ordinamenti, quello statale e quello morale.
Il primo deve garantire diritti e tutele a tutte le situazioni, comprese quella delle coppie omo, e ciò in nome dei principi di pluralismo, libertà e uguaglianza.
Il secondo invece può anche scegliere di operare particolari restrizioni, essendo del resto un ordinamento a cui spontaneamente si sceglie di aderire. Ricordiamoci, del resto, che per quanto prevalente, la morale cattolica non è l'unica morale e che lo Stato Italiano deve garantire pieno rispetto a qualsiasi forma di convinzione etica.
martedì 11 novembre 2014
Tea Party Italia - Provincia di Lecco
Il movimento Tea Party Italia mira a fare aderire alla sua battaglia tutte le anime della galassia Liberale, libertaria e conservatrice italiana. Siamo un movimento apartitico ma aperto anche a tutti quei rappresentanti delle istituzioni, locali e nazionali, che vogliano dimostrare pubblicamente, con la loro adesione, un impegno concreto nel promuovere le nostre idee e nel lottare a favore delle istanze di cui la protesta si fa carico. Il Movimento Tea Party Italia raccoglie insomma tutti coloro, di ogni età, estrazione sociale, e orientamento
Lecchesi interessati, contattatemi! ecolzani85@gmail.com
giovedì 6 novembre 2014
Se lo lecchi non vale....
No, nessuna intenzione di fare un post a contenuti hard, tranquilli.
Vorrei piuttosto dedicare qualche considerazione allo "scandalo" (mamma mia che scandalo!) del Ministro Madia che si sarebbe macchiata della grave colpa di leccare un cono gelato con un fare tale da attirare la morbosa attenzione di qualche rivista scandalistica che ha titolato Marianna Madia ci sa fare col gelato. E via, polemiche su polemiche in pieno stile italico. Perdiamo tempo sulle cazzate (licenza poetica), dimenticandoci dei problemi veri, mi raccomando! E allora, siccome oggi ho anch'io un po' di tempo da perdere, lasciatemi fare qualche considerazione - spero sensata.
Intanto, mi trovo a difendere la Madia, chi l'avrebbe detto! Preciso che il mio giudizio sul Ministro (il giudizio politico) è totalmente negativo. Ma qui non si tratta di giudicare il politico Madia per le sue azioni od omissioni nell'ambito del ruolo ministeriale.
La prima questione è se un Ministro della Repubblica, nel caso di specie un ministro donna (una Ministra direbbe il Presidente della Camera Boldrini...) possa in un momento di vita privata leccarsi, e magari con gusto, un cono gelato.
Risposta: ma certo, ci mancherebbe altro! Io credo che la Madia non abbia fatto nulla di male e nulla di osceno (quale sarebbe l'oscenità in un gesto quotidiano e normale come una leccata di cono!). La Madia però è un Ministro della Repubblica mi si obietterà. E che diamine, dove sta scritto che alle Ministre della Repubblica è fatto divieto, nella propria vita privata, di leccarsi un gelato...
E' solo malizia vedere nella leccata di gelato un chiaro richiamo alla fellatio...E poi, ripeto: la Madia stava leccando il gelato in un attimo di vita privata, forse sarebbe stato giusto gridare allo scandalo se la famigerata "leccata di gelato" fosse stata fatta nel bel mezzo di una seduta parlamentare (a parte che siamo stati abituati a cose peggiori....tipo deputati che mangiano mortadella).
Assolta la Madia per il peccato di gola, resta da esaminare il comportamento del giornalista Signorini, oggi sotto procedimento disciplinare avviato dall'Ordine dei Giornalisti: il servizio sulla Madia infatti sarebbe non conforme "al decoro e alla dignità professionale"...Ma mi facciano il piacere! E che cosa vi aspettate da un giornale scandalistico? Avrebbe dovuto Signorini rinunciare a una così ghiotta occasione per vendere qualche copia in più? Lesivo del decoro e della dignità professionale? E allora, caro Ordine dei Giornalisti, vietiamo la diffusione di tutti i giornali di Gossip, togliamo il titolo di giornalisti a tutti i giornalisti di cronaca rosa...Come disse qualcuno "io non ci sto!". Libertà di espressione, in tutte le forme. Le cattive idee, i titoli e gli articoli di cattivo gusto li giudicherà caso mail il pubblico dei lettori...
Davvero non capisco.
Non capisco le polemiche sulla Madia che mangia il gelato.
Non capisco il procedimento disciplinare a Signorini.
Non capisco gli Italiani che pensano al gelato piuttosto che alle riforme del Ministro Madia.
Non capisco quale differenza passa tra Ministro e Ministra.
Non capisco, ma lo so è solo colpa mia che non mi sforzo abbastanza di capire.
Va beh vado a mangiarmi un "Calippo". Essendo uomo e non essendo Ministro...io posso.
mercoledì 29 ottobre 2014
lunedì 27 ottobre 2014
Assemblea Nazionale di Fare - verso il congresso 2015
Cari amici del Comitato di Gestione Transitoria,
Cari amici Delegati,
rassegno con questa mia comunicazione le dimissioni da delegato Nazionale.
Una formalizzazione tardiva, e me ne scuso, ma che di fatto è la logica conseguenza delle mie scelte più recenti, tra cui come a molti ormai noto quella di combattere la battaglia per le idee in cui credo (che son sempre le stesse: merito, responsabilità, libertà, concorrenza) in una nuova casa e con nuovi amici.
All’ultima Assemblea Nazionale non ho partecipato ma ho delegato Franco Puglia, sostenendo in toto la sua mozione. Fare per me andava sciolto già a maggio/giugno. In applicazione di un principio banale, quello dell’assunzione di responsabilità. Non siamo riusciti a far comprendere il nostro messaggio agli elettori. Abbiamo preso la seconda sonora batosta. Non significa che dobbiamo arrenderci nè che dobbiamo rassegnarci. Ma dobbiamo ripensare tutto. Azzerare Fare e inventarci qualcos’altro….
Inventarci qualcos’altro….ma cosa? Sul punto non ho visto e tuttora non vedo progetti molto chiari.
Ragione per cui ho deciso di fare una chiara scelta identitaria. Non c’è bisogno del resto di inventarsi un Partito Liberale in Italia. Il Partito Liberale c’è già ed ha una lunga tradizione, si tratta solo di farlo crescere, consolidarlo, riaffermarne i valori e l’identità. Ragion per cui ho deciso di portare avanti le mie idee nel PLI, lo storico Partito Liberale Italiano del quale oggi con orgoglio sono Consigliere Nazionale.
Al contempo voglio dare supporto agli amici del Tea Party, con la sacrosanta battaglia anti-tasse.
Quindi come vedete non mollo, perchè non possiamo permetterci di mollare. E' che allo stato trovo il Paese abbia bisogno di azione e non di discussioni su statuti, simboli e nomi....Riparto dunque da realtà solide ed esistenti, un partito (il PLI) e un movimento trasversale (il Tea Party) entrambi connotati da messaggi molto chiari e diretti.
Apprezzo e stimo tutti Voi che ancora credete nel progetto di Fare. Sono sicuro che le nostre esperienze alla fine convergeranno….su battaglie comuni prima ancora che in un unico grande soggetto liberale.
Per me purtroppo, lo ribadisco, l’esperienza di Fare è chiusa, da maggio a oggi Fare è scomparso e non ha espresso posizione su nulla.
Mi duole peraltro leggere che Corrado Rabbia e i Giovani di Fare che avevano ruoli in DN si siano dimessi - non è certo un segnale incoraggiante, anche perchè si trattava di persone di grande valore che ho conosciuto e apprezzato.
Vi auguro di cuore buon lavoro, continuerò a seguirvi sempre con interesse. Spero di sbagliarmi e di sentir presto parlare nuovamente di Fare.
Inutile dire che mi porterò sempre nel cuore Fare, inteso prima ancora come soggetto politico come esperienza di vita e comunità umana.
Edoardo Colzani
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