In queste settimane si stanno svolgendo i congressi di FARE per FERMARE IL DECLINO.
Il movimento, originariamente guidato dal giornalista economico OSCAR GIANNINO, per la prima volta dalla sua fondazione (luglio 2012 i dieci punti di fermare il declino, fine 2012/inizio 2013 la nascita di Fare) va a congresso nel tentativo di darsi una struttura e un'organizzazione che prima, a causa delle strette tempistiche elettorali, non s'era potuta dare.
I congressi dovranno rappresentare una rinascita per Fare che ha dovuto fare i conti con un pessimo risultato elettorale, determinato da un grave incidente di percorso, rappresentato dalla bugia di Oscar sui suoi inesistenti titoli di studio. Una bugia imperdonabile, va ammesso, soprattutto per un partito che predicava meritocrazie e trasparenza.
A me che Giannino non abbia la laurea sinceramente poco importa. Anzi, apprezzo ancor di più le idee e la lucidità intellettuale di Giannino ora che so che è un autodidatta. Quello che fatico a perdonargli è che abbia mentito agli elettori. In questo ho sempre difeso la reazione di Luigi Zingales e la sua libertà e onestà intellettuale.
In ogni caso non credo Giannino sia un arto da amputare. Credo resti comunque il Padre Nobile di Fare e il collante del movimento. Rispetto a ciò a cui ci hanno abituato i politici di casa nostra, quella di Oscar è stata una piccolezza. In ogni caso Oscar ha pagato, sta pagando e in questo ha dimostrato coerenza con il principio liberale per cui chi sbaglia paga e si assume le proprie responsabilità.
Ma i congressi dovranno segnare la nascita di un partito nuovo (non di un nuovo partito), che sappia andare oltre lo scandalo Giannino e aggregare le altre forze liberali sul campo.
In attesa del Congresso nazionale mi limito a formulare l'augurio a FARE e ai suoi elettori e sostenitori di una fase nuova, che permetta di ripartire con spirito rigenerato e un leader carismatico e una piattaforma di contenuti che rafforzi e sviluppi le idee già contenute nei 10 punti del manifesto di luglio 2012.
blog a cura di Edoardo Colzani
domenica 5 maggio 2013
sabato 27 aprile 2013
giovedì 25 aprile 2013
TOTO-MINISTRI PER UN GOVERNO DI UNITA' NAZIONALE
fossi Letta, ecco il governo che proporrei:
1) Pubblica amministrazione e per la semplificazione: FRANCO FRATTINI (pdl)
2) Affari Esteri EMMA BONINO (radicali)
3) Interno ANNA MARIA CANCELLIERI (tecnico)
4) Giustizia FELICE CASSON (pd)
5) Difesa MARCELLO PERA (Pdl)
6) Economia e Finanze ALBERTO QUADRIO CURZIO (tecnico)
7) Sviluppo Economico e Infrastrutture e Trasporti IRENE TINAGLI (scelta civica)
8) Politiche Agricole, Alimentari e Forestali FLAVIO TOSI (lega)
9) Ambiente, Tutela del Territorio e del Mare SERGIO CHIAMPARINO (pd)
10) Lavoro e Politiche sociali con delega alle Pari opportunità PAOLO GENTILONI (pd)
11) Istruzione, Università e Ricerca EDOARDO NESI (Scelta civica)
12) Beni e Attività Culturali MASSIMO CACCIARI
13) Salute ANNA FINOCCHIARO (pd)
venerdì 19 aprile 2013
mercoledì 17 aprile 2013
Romano Perissinotto: Mozione "extra-Fare" per il Congresso di Fare per ...
Romano Perissinotto: Mozione "extra-Fare" per il Congresso di Fare per ...: Riteniamo che i congressi regionali (4-5 maggio) ed il congresso nazionale (11-12 maggio) di Fare rappresentino un momento importante per l...
sabato 13 aprile 2013
Contro la povertà?
Oggi il Partito democratico manifesta contro la povertà...bello, giusto, bravi....ma vi siete fatti una domanda?Oggi per combattere la povertà serve una manifestazione di piazza o un governo credibile che faccia le riforme?Ecco, sì, esatto, serve il governo serio capace di fare le riforme. Bene, ce l'abbiamo?
NO!
Di chi è la colpa? Forse di chi oggi manifesta contro la povertà anzichè darsi da fare per le vie istituzionali e cercare di dar vita a un governo credibile?
Siamo senza governo da 47 giorni.
Dice Bersani «L'ho detto anche in cinese: ci siamo se serviamo alla causa. Se sono di intralcio mi faccio da parte. Io testardo, ma dove siamo arrivati? C'è una politica disinteressata e costituzionale».
47 giorni mi sembrano abbastanza per dire che sei di intralcio alla causa.
Concludo con una citazione: "Possibile che la politica italiana - e per politica intendo partiti, opinione pubblica, giornalisti - abbia di se stessa un'opinione così negativa da dare per scontato che ciò che all'estero ha funzionato (ad esempio in Germania una decina d'anni fa) da noi possa trasformarsi in un mostruoso patto di potere? In fondo i cittadini-elettori il loro messaggio l'hanno già mandato, ed è un messaggio chiaro: cari politici, così non potete andare avanti, o vi ritirate o cambiate registro".Luca Ricolfi, La Stampa, 12 aprile 2013
NO!
Di chi è la colpa? Forse di chi oggi manifesta contro la povertà anzichè darsi da fare per le vie istituzionali e cercare di dar vita a un governo credibile?
Siamo senza governo da 47 giorni.
Dice Bersani «L'ho detto anche in cinese: ci siamo se serviamo alla causa. Se sono di intralcio mi faccio da parte. Io testardo, ma dove siamo arrivati? C'è una politica disinteressata e costituzionale».
47 giorni mi sembrano abbastanza per dire che sei di intralcio alla causa.
Concludo con una citazione: "Possibile che la politica italiana - e per politica intendo partiti, opinione pubblica, giornalisti - abbia di se stessa un'opinione così negativa da dare per scontato che ciò che all'estero ha funzionato (ad esempio in Germania una decina d'anni fa) da noi possa trasformarsi in un mostruoso patto di potere? In fondo i cittadini-elettori il loro messaggio l'hanno già mandato, ed è un messaggio chiaro: cari politici, così non potete andare avanti, o vi ritirate o cambiate registro".Luca Ricolfi, La Stampa, 12 aprile 2013
sabato 6 aprile 2013
la gaffe del saggio Onida
Vittima o meno di uno scherzo (di pessimo gusto?) da parte del programma radiofonico La Zanzara, fatto sta che le sue parole contengono ahinoi una triste verità.
L'Italia ancora una volta si dimostra un Paese debole, incapace di esprimere una maggioranza chiara di governo.
Bersani si è rivelato un non leader, incapace di prendere le redini di un Paese alla deriva.
La credibilità così difficilmente riconquistata grazie a Mario Monti, è persa a un mese circa di distanza dall'ultima tornata elettorale. Certo, colpa anche di Monti che ha deciso di "salire" in politica, perdendo così un ruolo super partes che tranquillizzava l'Europa e che gli avrebbe consentito con buone probabilità di prendere il posto di Giorgio Napolitano.
Invece oggi ci troviamo con un Monti in carica che però non ha più la stessa forza e autorevolezza di prima, oltre per la sua salita/discesa in politica anche per la imperdonabile gaffe sulla vicenda dei Marò (ma anche qui parlare di gaffe è un eufemismo)....con un Napolitano che a breve lascerà il suo posto ma non si sa a chi....e con un gruppetto di saggi che cercherà di tranquillizzare l'Europa e i Mercati, provando a fare in 10 giorni quello che la nostra classe politica non è riuscita a fare in anni....
L'emergenza italiana, tanto per cambiare, resta la legge elettorale...
Dei problemi veri (le imprese in crisi, i fondi alla ricerca, il lavoro ai giovani, la burocrazia opprimente, l'imposizione fiscale oltre i limiti) forse chissà se ne occuperanno al prossimo giro i "Dotti" che sostituiranno i "saggi" che hanno sostituito i "tecnici" che hanno sostituito i "politici".
L'Italia ancora una volta si dimostra un Paese debole, incapace di esprimere una maggioranza chiara di governo.
Bersani si è rivelato un non leader, incapace di prendere le redini di un Paese alla deriva.
La credibilità così difficilmente riconquistata grazie a Mario Monti, è persa a un mese circa di distanza dall'ultima tornata elettorale. Certo, colpa anche di Monti che ha deciso di "salire" in politica, perdendo così un ruolo super partes che tranquillizzava l'Europa e che gli avrebbe consentito con buone probabilità di prendere il posto di Giorgio Napolitano.
Invece oggi ci troviamo con un Monti in carica che però non ha più la stessa forza e autorevolezza di prima, oltre per la sua salita/discesa in politica anche per la imperdonabile gaffe sulla vicenda dei Marò (ma anche qui parlare di gaffe è un eufemismo)....con un Napolitano che a breve lascerà il suo posto ma non si sa a chi....e con un gruppetto di saggi che cercherà di tranquillizzare l'Europa e i Mercati, provando a fare in 10 giorni quello che la nostra classe politica non è riuscita a fare in anni....
L'emergenza italiana, tanto per cambiare, resta la legge elettorale...
Dei problemi veri (le imprese in crisi, i fondi alla ricerca, il lavoro ai giovani, la burocrazia opprimente, l'imposizione fiscale oltre i limiti) forse chissà se ne occuperanno al prossimo giro i "Dotti" che sostituiranno i "saggi" che hanno sostituito i "tecnici" che hanno sostituito i "politici".
lunedì 1 aprile 2013
politica locale....
Osservazioni
a margine del mio primo intervento in Consiglio Comunale...quando ero
il capogruppo della maggioranza/ critiche e autocritica per una nuova
gestione del consiglio comunale.
A nome del gruppo
consiliare di Impegno Civico vorrei portare la vostra attenzione
sulle funzioni e sul ruolo che questo organo ha e deve avere nella
gestione del paese.
Troppo spesso negli anni
passati il Consiglio Comunale è stato svilito nelle sue funzioni,
riducendolo a una assemblea nella quale venivano ratificate alcune
delle decisioni dell'esecutivo.
Nella maggior parte dei
casi, I consiglieri di maggioranza esprimevano il loro voto a favore,
quelli di minoranza il loro voto contrario, la dialettica interna era
così ridotta e la presenza e il ruolo dei consiglieri stessi
morticata. Ci auguriamo che questo da oggi non accada più.
Ecco,
su questo punto è stato fatto molto poco. Salvo l'introduzione della
conferenza capigruppo, nihil sub sole novi.
Il consiglio comunale
che oggi si insedia è profondamente rinnovato nei volti e nelle
idee. Come evidenziato dalla stampa locale (casateonline),
quest'anno in tutto il casatese s'è registrato un positivo
cambiamento a livello di politica locale con un rinnovamento
significativo degli organi di governo. Durante la campagna elettorale
abbiamo tutti registrato con piacere l'entusiamo e la voglia di
mettersi in gioco soprattutto dei più giovani. C'è nel paese una
voglia di cambiamento che non dobbiamo deludere. In questo senso,
dunque, mi rivolgo ai colleghi consiglieri della minoranza
invitandoli a collaborare tutti assieme, al di là delle appartenze
ai gruppi, per il bene del paese. Questo richiederà un enorme
impegno da parte di tutti, lo sforzo di proporre anzichè solamente
criticare e soprattutto la necessità di una sana e vivace
discussione durante I consigli che non sfoci mai nella polemica
pretestuosa nè tantomeno nell'opposizione a oltranza.
Fino
ad oggi non è stato possibile. Anche per questo mi costituisco
indipendente per cercare di stimolare questa collaborazione.
A tale proposito,vorrei
ricordare che sulla base dell'art. 17 del nostro regolamento I
consiglieri hanno diritto di iniziativa su ogni argomento sottoposto
a deliberazione del Consiglio Comunale, I consiglieri hanno facoltà
di presentare proposte di deliberazioni concernenti materie comprese
nella competenza del Consiglio Comunale stabilita dalla legge e
dallo Statuto; I consiglieri hanno altresì facoltà di presentare
emendamenti sulle proposte di deliberazione iscritte all'ordine del
giorno.
Rientrano altresì tra le
prerogative dei consiglieri, ex art. 18 regolamento, la presentazione
di interrogazioni e di mozioni. Tutti questi strumenti, se utilizzati
correttamente, con spirito propositivo e collaborativo, sicuramente
gioveranno alla discussione pubblica sui problemi del paese e
permetteranno agli amministratori di prendere scelte condivise e ben
ponderate per quel che riguarda il futuro del paese. Non
facciamone dunque un cattivo uso, I cittadini non lo capirebbero!
Troppe poche le mozioni presentate e discusse.
Le interrogazioni vanno bene ma non consentono il dibattito.
Per rivitalizzare il consiglio comunale e riportare il dibattito politico in consiglio invito tutti - e mi impegno io per primo - a prediligere laddove possibile lo strumento della mozione.
Per rendere possibile una
proficua collaborazione tra gruppi consiliari, vorrei inoltre
richiamare l'attenzione dei presenti su una disposizione del nostro
regolamento del consiglio comunale che a mio avviso dovrebbe trovare
piena attuazione.
La conferenza dei
capigruppo di cui all'art. 9: ritengo giusto coinvolgere I gruppi
consiliari nella definizione dell'ordine del giorno di ciascun
consiglio. Questo per evitare, come spesso accade, che alcuni ordini
del giorno siano molto corposi e che altri invece non lo siano per
niente. Mi auguro durante questi 5 anni non
capiterà mai che il consiglio comunale venga convocato per discutere
un solo punto all'ordine del giorno.
Oggi
la conferenza si fa. In genere si prende atto dei punti all'o.d.g. E
si presentano succintamente I contenuti. Sarebbe bello – ma ci
vuole tempo (e in questo faccio autocritica) e disponibilità, oltre che un perfetto coordinamento con
gli uffici – poter discutere in conferenza capigruppo quali
argomenti portare al prossimo consiglio e non solo decidere l'ordine
di discussione degli argomenti da portare (già individuati prima
della capigruppo).
Invito tutti a
riflettere sull'opportunità di individuare un giorno della settimana
fisso nel quale convocare I consigli comunali. Tale giorno dovrà
essere scelto col consenso di tutti sulla base degli impegni lavorati
e familiari che consiglieri e assessori possono avere. Questo oltre a
consentire una maggiore efficienza nella programmazione dei consigli
garantirebbe il diritto di tutti I consiglieri a presenziare
all'attività del consiglio comunale.
Più in generale, vorrei
richiamare l'attenzione alle disposizioni del regolamento comunale
invitando tutti a una rigorosa osservanza delle stesse, più di
quanto si sia fatto in passato, sia per quel che riguarda le modalità
di svolgimento delle sedute, sia per quel che riguarda I diritti di
iniziativa dei consiglieri tutti, di maggioranza e di minoranza, sia
infine per quel che riguarda l'adozione di strumenti volti a
garantire una cooperazione sinergica tra maggioranza e minoranza.
Sollecito
maggior rispetto del regolamento del consiglio comunale. Invito il
Sindaco a designare un soggetto terzo che coordini e diriga il
consiglio comunale al suo posto e ciò al fine di evitare i soliti sterili battibecchi tra sindaco ed ex sindaco in consiglio comunale. Spettacolo irrispettoso per l'Istituzione che rappresentiamo.
Sicuro che tutti voi
vorrete rispondere positivamente a questa nostra richiesta e sicuro
che in queste condizioni il Consiglio comunale potrà svolgere al
meglio le sue funzioni, rinnovo a nome di tutto il gruppo gli auguri
di buon lavoro a tutti I consiglieri, alla giunta comunale e al
Sindaco.
Dalla
mia nuova posizione di consigliere indipendente sollecito a ripartire
da zero, in un clima più collaborativo.
Faccio altresì gli auguri di buon lavoro al nuovo capogruppo di Impegno Civico.
interessanti spunti d'analisi....from Gianbattista Rosa
interessanti spunti d'analisi. mi ritrovo in particolare molto nelle considerazioni di cui al punto 1, l'elettorato ci ha dimostrato di ragionare in ottica bipolare e credo che Fare si inserisca a pieno titolo quale alternativa alla sinistra in sostituzione di un centrodestra troppo accentrato su Berlusconi: occorre dunque intercettare il disagio degli elementi sani nell'attuale centrodestra. Bene anche l'idea di ripartire dal lavoro sul territorio con iniziative e proposte concrete. Sul discorso leadership non so (nè voglio) dare alcun un giudizio, certo è che dal congresso dovrò uscire rafforzato il partito con una struttura e delle solide idee (di cui i 10 punti sono sicuramente la base)
Scrivi Gianbattista Rosa per Fermare il Declino in Regione Lombardia · Piace a 420 persone
circa un'ora fa · mercoledì 27 marzo 2013
Romano Perissinotto: #Aperitour
Romano Perissinotto: #Aperitour: Addio Montezemolo e Giannino, avanti tutta con Matteo Renzi? 13 - 03 - 2013 di Bruno Guarini E’ recentemente comparso su twitte...
martedì 26 marzo 2013
riporto da http://archiviostorico.corriere.it/2001/maggio/07/Liberali_destra_liberali_sinistra_co_0_0105077393.shtml
LA STANZA DI MONTANELLI
Liberali di destra e liberali di sinistra
La stanza di MONTANELLI Liberali di destra e liberali di sinistra Caro Montanelli, L e sarei grato se fosse così gentile da spiegare a me e ai lettori, in una delle prossime «stanze», qual è differenza che intercorre tra un liberale di destra e un liberale di sinistra. Sui libri di storia queste parole si incontrano molto spesso ma io, sinceramente, non ho ancora capito in che cosa effettivamente consista tale differenza: sono sicuro che lei non solo conosce il significato di questi termini, ma mi saprà indicare quali effetti pratici hanno prodotto e producono nella società queste diverse scelte ideologiche. Salvatore Signoretta salvatore signoretta@tin.it Caro Signoretta, P oiché di domande come la sua me ne affiorano, nelle lettere da cui sono ingolfato, quasi ogni giorno, cercherò di darvi una risposta nei termini più sintetici e concreti. Cominiciamo intanto col dire che, prima che una scelta ideologica, quella liberale è una scelta di civiltà: nel senso che ha diritto a considerarsi e ad essere considerato liberale chiunque rispetta le opinioni diverse ed anche opposte alle sue. Ecco perché si può essere liberali anche militando sotto altre bandiere: quelle per esempio socialiste o cattoliche: basta che i loro militanti non pretendano di essere depositari di Verità assolute che escludono tutte le altre e d' imporre quella propria con gli strumenti del potere: la censura e il resto. Ecco il punto in cui il liberalismo si differenzia dalla democrazia che con la sua religione della maggioranza rischia molto spesso di diventare, in nome di essa, dispotica. L' oltranzista della democrazia crede che il numero sia il metro di tutte le cose e abbia il potere di rendere buone anche quelle cattive. Il liberale, quello vero, non rinunzia affatto a giudicarle secondo il suo metro morale, anche se riconosce il diritto della maggioranza a realizzare le sue volontà. Purché rispetti quello della minoranza e, se del caso, a condannarle, sempre - si capisce - coi mezzi legali della critica e della persuasione. Il democratico, quando ha il numero, crede di avere tutto e di essere autorizzato a sovvertire, in nome di esso, anche la legalità. Fu la democrazia dei giacobini, non certamente il liberalismo dei girondini, a inventare la ghigliottina. Non dimentichiamolo. Stabiliamo dunque il punto fondamentale. L' ideale della democrazia, in nome della maggioranza, è l' eguaglianza, cioè l' abolizione, anche con la violenza, di qualsiasi distinzione fra persone, ceti, qualità, meriti e colpe. L' ideale del liberalismo è, come dice la stessa parola, la libertà, perché solo nella libertà, cioè in una condizione che lo affranchi da qualsiasi vincolo e controllo, l' uomo trova lo stimolo a dare il meglio di sé per arrivare più in alto che può sia socialmente sia economicamente. Ma è a questo il punto che prendono corpo due scuole di pensiero entrambe liberali, ma secondo una metodica diversa, anzi opposta. Questo conflitto trovò il suo campo di sperimentazione in Inghilterra, nel momento in cui scoppiò il contrasto tra il liberalismo tradizionale, quello conservatore (Tory) e quello riformista (Whig), ingenerato dalla rivoluzione industriale con le sue masse operaie sfruttate fino al midollo in nome della libertà di una concorrenza che si esercitava soprattutto sulla riduzione dei costi, cioè dei salari. Attenti, dicevano i Whig, una libertà senza freni creerà una società di pochi privilegiati intenti a scannarsi tra loro in una crescente moltitudine di affamati che alla fine (e questa era infatti la previsione di Marx) s' impadroniranno dei mezzi di produzione - macchine e capitali - per gestirseli in proprio. Di qui, la necessità di una legislazione «sociale» che, pur conservando al singolo il diritto a far valere i propri meriti, lo costringa a rispettare quelli dei suoi sottoposti, collaboratori e maestranze. Sulla fine dell' Ottocento e nei primi decenni del Novecento questo conflitto scoppiò anche in Italia, e fu quello che si accese fra i liberal-conservatori alla Crispi, Di Rudinì, Salandra ecc. che volevano uno Stato risolutamente garante dei diritti del singolo e dei suoi privilegi, e il liberal-riformista Giolitti, che dette alle masse popolari, fin allora tenute fuori dal gioco democratico, i due strumenti per entrarci: il diritto di voto e quello di sciopero. Naturalmente questa non è che una sinossi grossolana e sommaria, come tutte le sinossi, di un processo che richiederebbe ben altri approfondimenti. Ma spero che basti per far capire a lei, e a quanti si pongono la sua stessa domanda, in cosa consiste, sostanzialmente, la differenza fra il liberalismo di destra (Crispi) e quello di sinistra (Giolitti).
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